Contenuto principale

Progetti

Verifica dell’idoneità del sorgo come alternativa al mais in zone a rischio di infestazione di diabrotica

BLW–ab-11/1

La coltivazione del mais da trinciato offre evidenti vantaggi alle aziende presso le quali questa coltura è possibile. Nonostante sia presente in Alto Adige solo su una superficie limitata (circa 1.200 ha), il mais da trinciato è indispensabile per alcune aziende. I vantaggi consistono prevalentemente nell’elevata produttività e concentrazione energetica. La concentrazione del lavoro in poche date di intervento durante la stagione vegetativa e l’elevata efficienza idrica costituiscono ulteriori aspetti positivi. L’acquisto extra-aziendale di mais da trinciato è considerato svantaggioso dal punto di vista economico. Si dovrebbe quindi perseguire il mantenimento di questa coltura nell’ambito agricolo locale. Nel 2009 si sono verificati i primi ritrovamenti della diabrotica del mais (Diabrotica virgifera virgifera LeConte) in Alto Adige (Mair 2010). La densità degli insetti è al momento estremamente ridotta e non è in grado di causare danni economici, tuttavia ci si deve aspettare una rapida diffusione di quest’insetto nel caso non vengano adottate misure di controllo dello stesso. Le simulazioni hanno mostrato che i danni economici sono da attendersi circa da 5 a 7 anni dopo la comparsa dei primi insetti (Harmuth 2008). Attualmente non ci sono motivi di ritenere che l’andamento dell’infestazione in Alto Adige possa evolversi diversamente a causa di condizioni climatiche particolari. In considerazione del vigente divieto di utilizzare neonicotinoidi per la concia delle sementi e della difficoltà di una lotta chimica mediante insetticidi (necessità di attrezzatura particolare per l’irrorazione e di ripetuti interventi nella stessa stagione di coltivazione), la rotazione colturale con una pausa annuale o biennale tra due coltivazioni a mais successive costituisce l’unica misura di intervento atta ad arginare l’infestazione. Esperienze ottenute in aree nelle quali questa misura è stata applicata coerentemente confermano la sua efficacia nel prevenire la costituzione di popolazioni consistenti dell’insetto e dei danni economici con esse connessi (Bertossa et al. 2009; Blandino et al. 2010). Nessuna delle colture tradizionali è tuttavia lontanamente in grado di fornire rese e concentrazioni di energia analoghe a quelle del mais. Il sorgo (Sorghum bicolor) è una pianta C4 di origine tropicale o subtropicale (Sticksel 2007), che diversamente dal mais non viene attaccata dalla diabrotica (Saladini 2010) e fornisce rese elevate in sostanza secca (Bonardi et al. 2007, Eder 2009, Holzner 2010). È inoltre poco esigente nei riguardi dell’approvvigionamento idrico (Zscheischler 1990). Questa coltura è comparabile con il mais per quanto riguarda la quantità di lavoro necessaria per la coltivazione e può essere insilata similarmente al mais. Grazie alla semina tardiva può essere combinata con una coltura intercalare vernina. Ciò ha effetti positivi nei confronti della prevenzione del dilavamento dei nitrati e del miglioramento del bilancio della sostanza organica nel terreno. La semina tardiva (14°C di temperatura minima del terreno alla semina) e le esigenze termiche più elevate di quelle del mais costituiscono potenziali problemi per la coltivazione. L’impiego del sorgo come elemento nella rotazione colturale con il mais è stato testato con primi risultati incoraggianti nella pianura padana, ma utilizzando varietà tardive che sono state selezionate per l’Italia meridionale e sono adattate a climi relativamente caldi (Berardo et al. 2005; Masoero et al. 2005; Saladini et al. 2010). Negli ultimi anni sono state selezionate le prime varietà per l’Europa centrale e settentrionale, in particolare come materia prima per la produzione di energia rinnovabile. I primi risultati dello screening varietale in paesi a nord dell’Alto Adige (Austria, Germania) sono già disponibili (Sticksel 2007; Holzner 2008; Eder 2009). L’obiettivo del presente progetto è la verifica dell’idoneità del sorgo come elemento nella rotazione colturale nelle aree maidicole medio-tardive (zone per le quali sono adatte varietà con numero FAO almeno 260) prendendo in considerazione caratteri agronomici e qualitativi (resistenza all’allettamento, grado di maturazione, esigenze termiche, resa, concentrazione di energia, digeribilità, qualità dell’insilato).

 

Collaborazione:           Ufficio Chimica Agraria

Durata:                        Pluriennale

Responsabile:            Giovanni Peratoner


Navigazione secondaria

Servizi