Oltre 440 progetti nel nuovo Programma di ricerca del Centro Laimburg

04/02/2026

Con 441 progetti e attività di ricerca, di cui 69 nuovi progetti che partono quest’anno, si apre il nuovo anno di ricerca del Centro di Sperimentazione Laimburg, che pone così un chiaro accento sulla ricerca applicata per l’agricoltura e la trasformazione alimentare in Alto Adige. Il Programma di attività 2026 viene elaborato ogni anno in un processo partecipativo insieme ai gruppi di interesse del settore agroalimentare locale.  

Fig. 1: Il Centro di Sperimentazione Laimburg ha pubblicato il Programma di Attività 2026.
© Laimburg Research Centre/A. Seppi
Fig. 1: Il Centro di Sperimentazione Laimburg ha pubblicato il Programma di Attività 2026. © Laimburg Research Centre/A. Seppi

Al via un nuovo anno di ricerca: il Centro di Sperimentazione Laimburg ha pubblicato il Programma di attività 2026. Il consueto rapporto contiene tutti i progetti e le attività sperimentali che si svolgono durante l’anno solare. Quest’anno i progetti inseriti nel Programma di attività sono 441 e rappresentano i vari ambiti di competenza: dalla ricerca applicata in frutticoltura alla trasformazione alimentare, dalla protezione delle piante all’agricoltura montana. Ai progetti che proseguono dallo scorso anno, si aggiungono 69 nuovi progetti e attività.

Come ogni anno, il programma prende forma tramite un processo partecipativo insieme a cooperative, organizzazioni e associazioni del settore agroalimentare locale. Le 150 rappresentanze invitate hanno presentato complessivamente 96 proposte di progetto. Di queste, il 78% è stato approvato e verrà attuato sotto forma di nuovi progetti oppure integrato in progetti in corso.

«Il coinvolgimento attivo e propositivo delle organizzazioni del settore garantisce che la nostra ricerca risponda in modo mirato alle sfide attuali del comparto. Allo stesso tempo orientiamo il nostro lavoro in modo coerente alle nostre priorità strategiche, ovvero il progresso tecnologico, l’innovazione e la digitalizzazione del mondo agricolo, così come l’economia circolare, l’adattamento ai cambiamenti climatici sia nei termini di coltivazioni più sostenibili e resilienti, sia dei termini di migliori condizioni di conservazione dei prodotti ortofrutticoli, volti ad offrire alle consumatrici e ai consumatori prodotti sani e di ottima qualità», spiega Michael Oberhuber, Direttore del Centro di Sperimentazione Laimburg.

Per avere una panoramica dei progetti di ricerca, è possibile scaricare il Programma di attività 2026 al seguente link: https://www.laimburg.it/it/ricerca-incontra-pratica

Esempi di progetti del Programma di attività 2026

Gestione idrica sostenibile

Il progetto NextWater_ST persegue l’obiettivo di comprendere meglio la dinamica tra disponibilità idrica e fabbisogno idrico in Alto Adige. Nell’ambito di questo progetto un team di ricerca interdisciplinare del Centro di Sperimentazione Laimburg si concentra, in particolare, sul fabbisogno idrico in agricoltura.

Il progetto vuole sviluppare sinergie e metodi pratici per gestire l’acqua in un contesto che nei prossimi anni sarà segnato da cambiamenti climatici, crescita della popolazione e diverso uso del territorio. L’obiettivo è fornire soluzioni utili, analizzando insieme i legami tra risorse idriche, produzione di energia, agricoltura e tutela degli ecosistemi.

Il progetto è coordinato da Eurac Research, in collaborazione con il Centro di Sperimentazione Laimburg e la Libera Università di Bolzano. NextWater_ST è finanziato dalla Ripartizione Ricerca e Innovazione della provincia Autonoma di Bolzano nell’ambito del Piano Clima Alto Adige 2040, che punta a raggiungere la neutralità climatica entro il 2040.

La salute delle piante al centro della ricerca

Nel Programma di attività 2026, il Centro di Sperimentazione Laimburg pone un chiaro accento sulla ricerca dedicata alle malattie e ai parassiti del melo. L’attenzione si concentra in particolare su patologie fungine come Glomerella Leaf Spot, Apple Bitter Rot e Ramularia, sempre più diffuse in Alto Adige e potenzialmente responsabili di gravi perdite di resa e qualità. Grazie a moderne tecniche diagnostiche, ricercatrici e ricercatori analizzano la diffusione e la dinamica d’infezione degli agenti patogeni, sviluppando al contempo strategie di contenimento. Un’attenzione crescente è rivolta anche alle malattie che si manifestano solo durante lo stoccaggio delle mele. L’ottimizzazione delle condizioni di conservazione, insieme a trattamenti con ozono o acqua calda, mira a ridurre le marcescenze e a migliorarne ulteriormente la conservabilità e la commerciabilità. La ricerca sugli scopazzi del melo continua anche a rappresentare un tema centrale, così come lo studio dei principali parassiti quali l’afide lanigero del melo e la cimice asiatica. Attraverso studi in campo, analisi di laboratorio e lo sviluppo di strategie di difesa sostenibili e biologiche, i team di ricerca lavorano a soluzioni efficaci e durature. I risultati ottenuti confluiscono direttamente in raccomandazioni pratiche per il settore agricolo.

Citizen Science: sulle tracce dei parassiti delle piante

Con il nuovo progetto Citizen Science «PhytoWatch», cittadine e cittadini diventano veri e propri “detective del verde”, collaborando con le ricercatrici e i ricercatori del Centro di Sperimentazione Laimburg nell’individuazione di nuove potenziali piante ospiti dei fitoplasmi. I fitoplasmi sono batteri che possono causare diverse malattie delle piante, come ad esempio gli Scopazzi del melo, la flavescenza dorata della vite, nonché la malattia del legno nero della vite. Le persone partecipanti osservano le piante nel proprio ambiente, in particolare piante da giardino e piante spontanee, e segnalano esemplari sospetti. Se sussiste il sospetto di un’infezione da fitoplasmi, la pianta interessata viene analizzata nel Laboratorio di Biologia Molecolare del Centro di Sperimentazione Laimburg. Le osservazioni contribuiranno a chiarire la presenza di fitoplasmi sul territorio e a stabilire quali specie vegetali possano fungere da possibili rifugi per questi batteri.

Spumante da vitigni resistenti ai funghi

I vini PIWI provengo da vitigni parzialmente resistenti ai funghi, grazie alla loro genetica, e richiedono così meno trattamenti fitosanitari. Per questo risultano particolarmente adatti alla coltivazione in ecosistemi alpini sensibili. In un progetto di ricerca pluriennale del Centro Laimburg viene studiata l’idoneità delle aree viticole di alta quota, oltre i 1.000 metri s.l.m., per la produzione di spumante a partire da vitigni PIWI.

Le condizioni climatiche alpine offrono sempre più presupposti favorevoli per la produzione di vini base di alta qualità destinati allo spumante e aprono alle aziende agricole nuove possibilità di reddito. Obiettivo del progetto è acquisire esperienza nella produzione di spumanti da vitigni PIWI e valutarne il potenziale.

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