Soluzioni naturali nella gestione del verde urbano
Sempre più persone vivono in città: tanto più diventa importante progettare gli spazi urbani in modo sostenibile e garantire la qualità della vita nel lungo periodo. Questo il tema centrale dell’8ª edizione del Convegno sulla manutenzione sostenibile degli spazi verdi, organizzato dal Centro di Sperimentazione Laimburg, dal Comune di Merano e dai Giardini di Castel Trauttmansdorff. Oltre 300 persone del settore hanno seguito il convegno, svoltosi venerdì 6 marzo 2026 al NOI Techpark, per confrontarsi su questioni chiave come l’inquinamento luminoso, il verde pensile e verticale, le superfici verdi estensive, la salute delle piante e la biodiversità.
Venerdì 6 marzo 2026, oltre 300 persone hanno seguito il Convegno sulla manutenzione sostenibile degli spazi verdi presso il NOI Techpark di Bolzano Sud. Al centro dei lavori, le principali questioni legate alla gestione del verde urbano: come promuovere la biodiversità? Come funzionano le strategie biologiche contro organismi nocivi e malattie? Quali potenzialità offre l’inverdimento di tetti e facciate? E come è possibile preservare zone alberate estese? In programma anche temi di ampia rilevanza sociale, come l’inquinamento luminoso e le superfici verdi estensive. L’evento è stato organizzato dal Centro di Sperimentazione Laimburg, dal Comune di Merano e dai Giardini di Castel Trauttmansdorff ed è giunto quest’anno alla sua 8ª edizione.
“In qualità di Centro di Sperimentazione Laimburg, per noi è fondamentale rendere accessibili conoscenze tecniche aggiornate sulla gestione del verde in città, che rispettino la natura e al contempo siano praticabili. Le aree verdi sono molto più che elementi decorativi: donano refrigerio durante i periodi caldi, migliorano il microclima e favoriscono la biodiversità, aumentando la qualità della vita. Perché possano svolgere queste funzioni, sono necessarie una progettazione adeguata, una manutenzione a regola d’arte e concetti che funzionino nel lungo periodo”, ha spiegato Kathrin Plunger, responsabile del gruppo di lavoro Paesaggistica del Centro di Sperimentazione Laimburg.
Il lato oscuro della luce
L’illuminazione è sinonimo di sicurezza, civiltà e modernità. Allo stesso tempo, la luce artificiale può avere effetti avversi su esseri umani, animali e piante. “Si parla di inquinamento luminoso quando l’illuminazione artificiale viene impiegata nel momento sbagliato, nel luogo sbagliato o con un’intensità non necessaria”, ha spiegato David Gruber, direttore del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige a Bolzano.
Nelle persone, in particolare la componente blu della luce può inibire la produzione di melatonina, l’ormone del sonno. Le possibili ripercussioni vanno dal ritardo nell’addormentamento fino ad alterazioni croniche del ritmo circadiano. Anche le piante reagiscono in modo sensibile all’inquinamento luminoso, poiché la luce regola processi di sviluppo fondamentali come la fioritura o la caduta delle foglie. A essere particolarmente colpita è la fauna: molti insetti si orientano in base alla luce naturale notturna e vengono attratti o respinti dalle fonti luminose artificiali. Anche uccelli, pipistrelli e anfibi possono subire effetti sul comportamento, sull’orientamento e sul successo riproduttivo.
Misure correttive efficaci si basano su principi semplici: schermare sistematicamente le fonti luminose e orientarle verso il basso, mantenere quanto più possibile buie le aree sensibili e utilizzare luce bianca calda. Resta determinante il principio guida: illuminare solo dove è necessario, solo per il tempo strettamente necessario e con un’intensità e una componente blu quanto più ridotte possibile.
Verde estensivo: progettazione naturale e meno manutenzione
Le superfici verdi estensive sono aree urbane progettate secondo criteri naturali e caratterizzate da un ridotto fabbisogno di manutenzione. Ciò consente di risparmiare risorse e, al contempo, di promuovere la biodiversità. Andreas Nemetz, direttore dell’Ufficio per l’Ambiente e l’Economia Circolare del Comune di Haar (Germania), ha illustrato i prati magri come una valida alternativa ecologica ed economica nella gestione del verde pubblico. Con questo termine si indicano prati caratterizzati da suoli poveri di nutrienti, non concimati o gestiti in modo estensivo. Sulla base di 25 anni di esperienza pratica, ha evidenziato come i prati magri riducano l’onere manutentivo e, allo stesso tempo, valorizzino il contesto residenziale, le aree verdi dei parcheggi e il verde stradale. Inoltre, i prati magri si sono dimostrati tolleranti al caldo e alla siccità.
Michael Tauderer, titolare del vivaio Tauderer di Fulpmes, nella Valle dello Stubai (Austria), ha illustrato l’impiego delle aiuole pubbliche di piante perenni. Le piante perenni, specie erbacee capaci di rigenerarsi anno dopo anno, consentono di realizzare superfici verdi dinamiche, ricche di biodiversità e di valore estetico, favorendo al contempo una maggiore permeabilità del suolo alle acque piovane.
Tuttavia, comportano costi iniziali elevati e richiedono competenze specialistiche, sia nella selezione delle specie sia nella manutenzione ordinaria. Criticità quali l’uso di sali antigelo, il carico della neve o la pressione di piante infestanti, possono essere mitigate mediante una corretta gestione.
Klaudia Resch, collaboratrice indipendente dell’Ökoinstitut Alto Adige, ha spiegato che spazi verdi gestiti in maniera naturale sono spesso percepite come “disordinate”. L’accettazione aumenta attraverso una comunicazione chiara sui risultati positivi ottenuti e l’integrazione di elementi progettuali mirati, come bordure sfalciate, percorsi ben definiti, punti di sosta o hotel per insetti.



